domenica 27 ottobre 2013
Guardati, riconosciti, vediti...
Di fronte agli altri, io posso giocare al trucco della menzogna, dell’apparenza, della mia funzione, del mio ruolo; posso mascherarmi e crearmi certe immagini. In fondo, chi lo sa? Chi mi vede dentro? Ma di fronte a Dio questi teatrini cadono, questi trucchi cadono tutti e si rimane davanti alla propria verità, nudi e spogli. La vera preghiera è quella che mi fa entrare nella grande verità di me stesso. E la grande verità di me stesso è quella per cui senza menzogne, senza false apparenze mi ritrovo di fronte a Dio.
Gli altri vedono il mio involucro, ciò che io voglio far vedere: vedono la mia pelle, l’esterno, il fuori. Mi vedono pregare, andare in chiesa, fare certe cose, cosa vuoi che dicano? Cosa possono dire? Diranno: “Ma che bella persona! Che bravo cristiano! Che uomo santo”. Gli altri non mi possono vedere dentro e questo io lo so. Allora io posso nascondere agli altri e soprattutto a me tutto ciò che è negativo, ciò che è imperfetto, ciò che è doloroso, i miei limiti, le mie zone d’ombra, i miei lati oscuri. Posso addirittura nascondermeli così bene che me ne dimentico, che neppure mi accorgo di averli più: li metto in cantina, in soffitta. Non li vedo più e quindi, credo, che non ci siano. Non li vedo e così mi posso vedere “più” degli altri: più bravo, più giusto, più umano, più religioso. Così mi confronto e mi ritengo di più degli altri. Dio, però, mi vede e mi conosce dentro.
La vera preghiera è quella dove non ci si nasconde ai suoi occhi. Ti dice: “Questo sei tu, guardati, riconosciti, vediti”. E a volte non ci piace guardarci. Gli altri, quelli sì, che ci piace guardare. Ma noi, noi no!!!
La preghiera del pubblicano non si nasconde la verità: “Abbi pietà di me peccatore”. Perché lui è così. Il pubblicano chiede misericordia, pace, riconciliazione, sui suoi ricordi negativi, sul malessere e sulle sue zone vuote, sulle ferite e sulle sue mancanze d’affetto, sul male che ha inflitto agli altri, sul peccato e sugli errori suoi. Il pubblicano riconosce la sua situazione, la sua realtà. Il pubblicano non si mente e non si inganna.
Solo quando uno si riconosce povero davanti a Dio solo allora può ricevere la ricchezza, che è Dio stesso. Il pubblicano sa di aver bisogno della mano di Dio che venga, che lo accolga, che lo abbracci, che gli ridia dignità e che lo salvi dalla fossa. Lui sa di essere ammalato e sa di aver bisogno del medico che è Dio. Per questo torna a casa giustificato, cioè, amato, liberato e pacificato.
domenica 13 ottobre 2013
Io sono importante per me!
Se gli altri mi giudicano, io non lo farò con me.
Se gli altri non mi valutano, io non lo farò con me. Se gli altri mi rifiutano, io non lo farò con me. Perché io sono importante per me. Non posso chiedere agli altri quello che neppure io faccio per me. Io sono importante per me. E se un giorno lo sarò anche per gli altri… tanto meglio!
Se gli altri non mi valutano, io non lo farò con me. Se gli altri mi rifiutano, io non lo farò con me. Perché io sono importante per me. Non posso chiedere agli altri quello che neppure io faccio per me. Io sono importante per me. E se un giorno lo sarò anche per gli altri… tanto meglio!
domenica 6 ottobre 2013
Lascia che Dio faccia Dio: tu stai al tuo posto.
Tutto è possibile per chi crede.
Chi crede sa che avrà tutto ciò che desidera...
ma non come vuole lui ma bensì come vuole Lui.
Per cui non chiedere mai una cosa ma di vivere un valore.
Il come non sta a te deciderlo.
Lascia che Dio faccia Dio: tu sta al tuo posto.
E avrai molto di più di ciò desideravi.
La fede è la possibilità di ogni cosa.
Chi crede sa che avrà tutto ciò che desidera...
ma non come vuole lui ma bensì come vuole Lui.
Per cui non chiedere mai una cosa ma di vivere un valore.
Il come non sta a te deciderlo.
Lascia che Dio faccia Dio: tu sta al tuo posto.
E avrai molto di più di ciò desideravi.
La fede è la possibilità di ogni cosa.
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