domenica 23 febbraio 2014
Pensiero della Settimana
Tu sei il tuo peggior nemico.
Come puoi amare gli altri se non ami neppure ciò che c'è in te?
Tu sei il tuo migliore amico.
Se ami ciò che c'è in te, credo, potrai amare anche ciò che c'è fuori di te.
Schiavitù.
La schiavitù è fuori, ma nessuno ci può far schiavo dentro, almeno che noi non lo vogliamo.
Ama i tuoi nemici.
Ma cosa succede se fai così? Cosa succede al tuo cuore se reagisci al male con il male? Se il tuo nemico è malvagio e ti ha fatto del male, se tu gli fai del male cosa diventerai? Diventerai come lui, un malvagio. Allora non sarai né più né meno di lui. Allora abdicherai all'amore per la rabbia, per l'odio, per il risentimento. E facendo così avvelenerai il tuo cuore.
1. Il nostro cuore è come una spugna: assorbe ciò che vive. Quando tu vuoi (o fai) il male ai tuoi nemici allora il tuo cuore diventa così. Se fai il male diventi tu male. E se fai il bene diventi tu bene.
2. Inoltre se fai il male perché lui ti ha fatto del male, lui vince due volte. La prima perché ti ha ferito, fatto del male, la seconda perché ti ha fatto diventare come lui.
Se io non voglio più vedere una persona, non solo non voglio più vederla (non la saluto, non la guardo in faccia, se la vedo ad un incontro faccio finta di niente, ecc.) ma imparo la "capacità di escludere". Quindi quando ci sarà qualcosa di me che non mi piace, che non voglio vedere, farò la stessa cosa. Quello che fai agli altri ti ritorna indietro!
Se tu tratti gli altri con aggressività, "saltando via", urlando, con toni forti e decisi, imponendo sempre il tuo parere e zittendo gli altri, non solo ferisci gli altri (e non ci si può certo giustificare dicendo: "Io quello che ho da dire lo dico in faccia", perché è solo un modo per legalizzare l'aggressività contro gli altri!) ma impari anche la capacità di aggredire. Bene: quando tu sbaglierai, come reagirai? Con amore? Con accoglienza? Con tenerezza? No, agirai su di te alla stessa maniera, colpevolizzandoti, "dandoti addosso", vergognandoti, non sopportando ciò che sei, facendoti schifo. E' la stessa cosa! Come vedi, quello che fai agli altri ti ritorna indietro.
Se tu impari ad ascoltare gli altri, ad ascoltare il loro punto di vista e così a vedere la realtà da altri punti di vista, quindi ad imparare che ci sono molte sfaccettature delle cose e che gli altri hanno la loro ragione, che non è la tua, ma che va bene anche la loro, non solo li ascolti (e l'ascolto è una forma di amore) ma impari anche la capacità di ascoltare te. E quando sentirai qualcosa dentro di te, non entrerai subito in giudizio: "No... non si può... non devo... non bisogna... zitto!" ma imparerai ad ascoltare la tua voce, a capirla, a darle una mano, a sentire le sue ragioni e i suoi bisogni.
Come vedi, quello che fai agli altri ti ritorna indietro. Nel bene e nel male. Perché ciò che fai a me lo fai a te.
domenica 16 febbraio 2014
Sì sì, no, no.
Quante volte la gente dice: "Io? Io no!", e invece sì, è stata proprio lei. A volte si giustifica dicendo: "Ma io l'ho detto perché l'ho sentito da qualcun altro" oppure: "Io non volevo dire"; oppure: "Sì, ma...".
Avete fatto una cosa... detto: siate uomini e donne vere: "Sì, sono stato io"; "No, non sono stato io". Se dici una cosa, prenditi le responsabilità di quello che dici o fai. Gli uomini di oggi sono senza la parola: possono dire una cosa e negarla un attimo dopo.
Un ragazzo ha fatto scoppiare a metà ora (con un congegno artificioso!) un grosso petardo in classe, con relativo terrore della professoressa di latino, ed è stato sospeso. Alla domanda: "Chi è stato?", nessuno ha detto niente. In realtà erano stati 4-5 a progettare lo scherzo. Al ripetere della domanda - se non avesse alzato la mano l'avrebbe passata liscia - lui ha alzato la mano autoaccusandosi. Il preside l'ha sospeso: "Ho dovuto farlo. Come studente, ti rimprovero; ma come uomo ti stimo".
Condannava l'azione ma stimava il coraggio delle azioni di questo ragazzo. Il tuo parlare sia come "sì, sì", "no, no".
Pensiero della Settimana.
Imparo dal passato e non faccio ciò che in passato è stato male.
Cambiando le regole del passato che fanno male,
io vivo il presente e aiuto il futuro a vivere meglio il suo presente.
Quando una cosa s'ha da fare, s'ha da fare. E' inutile dirsi: "E' difficile!... Ma ci sto male!... Ma devo cambiare!... Ma mi giudicheranno!... Ma perderò degli amici!...". E' come andare dal dentista o farsi un'operazione o fare un esame: lo si vorrebbe evitare ma bisogna passare di là. Allora: siccome per vivere, per realizzarsi, per volare, per essere se stessi, bisogna farlo, lo si fa. Punto e basta.
domenica 9 febbraio 2014
Alcuni non sanno.
Alcuni uomini non sanno quant'è importante che essi ci siano.
Alcuni uomini non sanno quanto faccia bene, anche solo vederli.
Alcuni uomini non sanno quanto sia di conforto il loro benevolo sorriso.
Alcuni uomini non sanno quanto sia benefica la loro vicinanza.
Alcuni uomini non sanno quanto saremmo più poveri senza di loro.
Alcuni uomini non sanno di essere un dono del cielo...
... Lo saprebbero se noi glielo dicessimo.
In un giardino c'era una enorme quercia, maestosa, grande e protettiva verso tutte le piante. Quando il vento soffiava la quercia aveva imparato a far vibrare le sue foglie così da produrre armonie e suoni. C'era anche una piccola pianta: un piccolo stelo con poche foglie e soprattutto tante spine. La quercia umiliava il piccolo stelo dicendogli: "Io proteggo tante piante, sono casa per gli uccelli e per gli animali, compongo bellissime armonie grazie al vento. Tu sei uno stecco, per di più anche spinoso che non serve a niente". Il piccolo stelo si sentiva veramente inutile e ci soffriva molto. Lì vicino c'era anche un pesco che sorridendo diceva al piccolo stelo: "Abbi pazienza e vedrai...". La cosa continuò finché a maggio il piccolo stelo fiorì... e tutto il giardino scoppio in un lungo, sincero, caloroso applauso: era una rosa.
Fai vedere il valore e la bellezza di ciascuno dietro le sue spine.
Pensiero della Settimana
Un giovane chiese ad un santo eremita: "Dimmi la via più veloce per arrivare a Dio!".
Sorridendo, l'eremita rispose: "Mangia uno di quei funghi".
Il giovane, sorpreso, esclamò: "Ma sono velenosi!".
"Appunto!", disse l'eremita.
Non ci sono scorciatoie per arrivare a Dio.
Ci vuole tutta la vita, tutto il desiderio, tutta la passione che abbiamo.
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Il sapore della vita.
1. Il sapore viene dal sentire.
Una bella giornata di sole... il vento che ti scompiglia i capelli... la neve sulle cime dei monti... un gatto che gioca... il sorriso di un tuo collega... due persone che ridono insieme... due innamorati che si abbracciano e si baciano... un uomo che piange in chiesa... un vecchietto a mano con la moglie che fanno la spesa... un papà che prende in braccio suo figlio... un uomo che lotta contro l'ingiustizia... un uomo che dona il suo tempo ai malati di cancro... capisci una cosa su di te e sulla tua vita, come un'illuminazione... una chiesa piena prega e medita insieme: che vibrazione produce tutto questo dentro di te? Cosa senti? Senti? Quanto senti? Tutto questo è vita, cibo per l'anima se lo gusti e lo senti, se lo percepisci, se lo assapori.
Ma cosa succede se gusti, senti, poco? Cosa succede se hai perso il senso del gusto? L'anosmia è la perdita del gusto e dell'odorato: non senti più niente. A volte noi siamo così!
Abbiamo vissuto delle sofferenze, dei dolori forti, forse dei traumi e abbiamo trovato la soluzione per non esserne distrutti o per non soffrire più: non sentire più niente. Così ci siamo desensibilizzati e anestetizzati. E' stata una buona soluzione per quel tempo, è che adesso non sentiamo più niente: né la gioia, né l'amore, né la vitalità, né la compassione; nulla ci commuove più, nulla ci intenerisce.
2. Il sapore viene dal sentirsi utili.
La grande domanda che tutti ci facciamo a volte in realtà non ce la facciamo perché la risposta potrebbe non piacerci è: "Ma a che serve la mia vita?".
Alcune persone vivono "servendo" i figli (nel senso di essere di utilità ai figli. Far crescere una vita ci fa sentire utili, importanti, qualcuno; è una gran cosa). E' che poi i figli crescono e poiché i genitori hanno ancora bisogno di essere utili continuano ad impicciarsi negli affari dei figli. E si arrabbiano se questi li escludono dalla loro vita. Altre persone si sentono utili al lavoro; poi quando sono "scaricati" vivono un autentico fallimento. Altre persone hanno così bisogno di sentirsi "utili" che se una volta non le chiami o non le avverti di qualcosa, si risentono e si arrabbiano perché si sentono messe in disparte, e a volte pure fanno le offese! C'è un sentirsi utili che è il nostro bisogno di essere considerati, di essere visti, di esserci per qualcuno, altrimenti siamo nessuno e ci sentiamo soli. Qui però non parliamo di questo.
Per "essere utili" intendiamo dare un servizio all'umanità: io vivo e se il mio vivere produce "vita", evoluzione, benessere, amore, crescita, allora, anche se passo, servo, sono utile a qualcosa e a qualcuno.
Io vivo, ho dentro qualcosa di importante, dei talenti, una passione, dei doni, che è utile a questo mondo: lo rendo disponibile, lo offro, lo dono e il mio dono è utile e aiuta.
Allora c'è sapore, c'è gusto, anche di faticare, anche di lottare, anche di soffrire, perché ciò che sono serve e rende un servizio a qualcuno. Non a caso la parola sale in ebraico (melah; m-l-h) ha la stessa energia di pane (lehem; l-h-m): il sapore viene dall'essere dono (sale o pane) per qualcun altro.
Il sapore viene dal sentirsi utili.
La grande domanda che tutti ci facciamo a volte in realtà non ce la facciamo perché la risposta potrebbe non piacerci è: "Ma a che serve la mia vita?".
Alcune persone vivono "servendo" i figli (nel senso di essere di utilità ai figli. Far crescere una vita ci fa sentire utili, importanti, qualcuno; è una gran cosa). E' che poi i figli crescono e poiché i genitori hanno ancora bisogno di essere utili continuano ad impicciarsi negli affari dei figli. E si arrabbiano se questi li escludono dalla loro vita. Altre persone si sentono utili al lavoro; poi quando sono "scaricati" vivono un autentico fallimento. Altre persone hanno così bisogno di sentirsi "utili" che se una volta non le chiami o non le avverti di qualcosa, si risentono e si arrabbiano perché si sentono messe in disparte, e a volte pure fanno le offese! C'è un sentirsi utili che è il nostro bisogno di essere considerati, di essere visti, di esserci per qualcuno, altrimenti siamo nessuno e ci sentiamo soli. Qui però non parliamo di questo.
Per "essere utili" intendiamo dare un servizio all'umanità: io vivo e se il mio vivere produce "vita", evoluzione, benessere, amore, crescita, allora, anche se passo, servo, sono utile a qualcosa e a qualcuno.
Io vivo, ho dentro qualcosa di importante, dei talenti, una passione, dei doni, che è utile a questo mondo: lo rendo disponibile, lo offro, lo dono e il mio dono è utile e aiuta.
Allora c'è sapore, c'è gusto, anche di faticare, anche di lottare, anche di soffrire, perché ciò che sono serve e rende un servizio a qualcuno. Non a caso la parola sale in ebraico (melah; m-l-h) ha la stessa energia di pane (lehem; l-h-m): il sapore viene dall'essere dono (sale o pane) per qualcun altro.
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domenica 2 febbraio 2014
L'abitudine è una prigione.
L’abitudine è una sicurezza: sai una cosa, la conosci, la fai e sai di essere capace di farla così e questo ti dà sicurezza. Perché cambiare? L’abitudine, in fin dei conti, ci semplifica la vita. Ma quando l’abitudine diventa senza senso, allora è inutile. Non è più un’abitudine diventa una prigione.
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Tu dici..
Tu dici: "Nessuno mi vuole" ma la verità è: "Tu vuoi essere trattato come un principe!".
Tu dici: "Mi sento solo" ma la verità è: "Sei permaloso e troppo suscettibile: per forza rimani da solo!".
Tu dici: "Non riesco a perdonare", ma la verità è: "Sei orgoglioso e non accetti di essere stato ferito".
Tu dici: "Ho paura", ma la verità è: "Non voglio che qualcuno mi critichi e non voglio deludere nessuno, soprattutto i miei cari".
Tu dici: "E' difficile", ma la verità è: "Ho paura di perdere le poche certezze che ho".
Tu dici: "Sono depresso", ma la verità è: "Ho paura di mostrare la mia rabbia".
Tu dici: "Sono sempre in ansia", ma la verità è: "Ho paura di vedere cosa c'è dentro".
Un bambino chiede al papà: "Papà, che cos'è la verità?". "La verità è come la luce: quando l'accendi ti fa vedere quello che c'è". "Che bello papà!". "Sì, ma non sempre vedi ciò che vorresti vedere".
Un uomo sentì bussare al suo cuore: "Chi è?". "Sono la Verità e vorrei parlarti". "Ma va là, la verità parla sempre in silenzio!". E così non l'ascoltò.
Un uomo che aveva una figlia brutta la diede in sposa ad uno cieco. Un giorno un dottore disse: "C'è una facile operazione che permetterà a suo genero di vederci". "No, meglio di no!". "Ma perché? Potrà tornare a vedere!". "Le conseguenze, dottore, sarebbero troppo pericolose". La verità è pericolosa.
Pensiero della Settimana
Chi non riconosce i propri errori, li ripeterà.
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La paura dell'uomo.
“Con la bocca dei bambini affermi la tua potenza”
Corpo d’amore - A. Merini
“Per consolare gli uomini Gesù è venuto sulla terra, come emanazione di Dio. Aveva capito che l’uomo, capolavoro divino, era così limitato, così spoglio e così nudo che aveva bisogno di una conferma.
L’uomo aveva paura del freddo, della fame, del silenzio, dell’odio dei propri simili. L’uomo aveva paura dei suoi cambiamenti l’uomo aveva paura persino dell’amore”.
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