1. Il sapore viene dal sentire.
Una bella giornata di sole... il vento che ti scompiglia i capelli... la neve sulle cime dei monti... un gatto che gioca... il sorriso di un tuo collega... due persone che ridono insieme... due innamorati che si abbracciano e si baciano... un uomo che piange in chiesa... un vecchietto a mano con la moglie che fanno la spesa... un papà che prende in braccio suo figlio... un uomo che lotta contro l'ingiustizia... un uomo che dona il suo tempo ai malati di cancro... capisci una cosa su di te e sulla tua vita, come un'illuminazione... una chiesa piena prega e medita insieme: che vibrazione produce tutto questo dentro di te? Cosa senti? Senti? Quanto senti? Tutto questo è vita, cibo per l'anima se lo gusti e lo senti, se lo percepisci, se lo assapori.
Ma cosa succede se gusti, senti, poco? Cosa succede se hai perso il senso del gusto? L'anosmia è la perdita del gusto e dell'odorato: non senti più niente. A volte noi siamo così!
Abbiamo vissuto delle sofferenze, dei dolori forti, forse dei traumi e abbiamo trovato la soluzione per non esserne distrutti o per non soffrire più: non sentire più niente. Così ci siamo desensibilizzati e anestetizzati. E' stata una buona soluzione per quel tempo, è che adesso non sentiamo più niente: né la gioia, né l'amore, né la vitalità, né la compassione; nulla ci commuove più, nulla ci intenerisce.
2. Il sapore viene dal sentirsi utili.
La grande domanda che tutti ci facciamo a volte in realtà non ce la facciamo perché la risposta potrebbe non piacerci è: "Ma a che serve la mia vita?".
Alcune persone vivono "servendo" i figli (nel senso di essere di utilità ai figli. Far crescere una vita ci fa sentire utili, importanti, qualcuno; è una gran cosa). E' che poi i figli crescono e poiché i genitori hanno ancora bisogno di essere utili continuano ad impicciarsi negli affari dei figli. E si arrabbiano se questi li escludono dalla loro vita. Altre persone si sentono utili al lavoro; poi quando sono "scaricati" vivono un autentico fallimento. Altre persone hanno così bisogno di sentirsi "utili" che se una volta non le chiami o non le avverti di qualcosa, si risentono e si arrabbiano perché si sentono messe in disparte, e a volte pure fanno le offese! C'è un sentirsi utili che è il nostro bisogno di essere considerati, di essere visti, di esserci per qualcuno, altrimenti siamo nessuno e ci sentiamo soli. Qui però non parliamo di questo.
Per "essere utili" intendiamo dare un servizio all'umanità: io vivo e se il mio vivere produce "vita", evoluzione, benessere, amore, crescita, allora, anche se passo, servo, sono utile a qualcosa e a qualcuno.
Io vivo, ho dentro qualcosa di importante, dei talenti, una passione, dei doni, che è utile a questo mondo: lo rendo disponibile, lo offro, lo dono e il mio dono è utile e aiuta.
Allora c'è sapore, c'è gusto, anche di faticare, anche di lottare, anche di soffrire, perché ciò che sono serve e rende un servizio a qualcuno. Non a caso la parola sale in ebraico (melah; m-l-h) ha la stessa energia di pane (lehem; l-h-m): il sapore viene dall'essere dono (sale o pane) per qualcun altro.
Il sapore viene dal sentirsi utili.
La grande domanda che tutti ci facciamo a volte in realtà non ce la facciamo perché la risposta potrebbe non piacerci è: "Ma a che serve la mia vita?".
Alcune persone vivono "servendo" i figli (nel senso di essere di utilità ai figli. Far crescere una vita ci fa sentire utili, importanti, qualcuno; è una gran cosa). E' che poi i figli crescono e poiché i genitori hanno ancora bisogno di essere utili continuano ad impicciarsi negli affari dei figli. E si arrabbiano se questi li escludono dalla loro vita. Altre persone si sentono utili al lavoro; poi quando sono "scaricati" vivono un autentico fallimento. Altre persone hanno così bisogno di sentirsi "utili" che se una volta non le chiami o non le avverti di qualcosa, si risentono e si arrabbiano perché si sentono messe in disparte, e a volte pure fanno le offese! C'è un sentirsi utili che è il nostro bisogno di essere considerati, di essere visti, di esserci per qualcuno, altrimenti siamo nessuno e ci sentiamo soli. Qui però non parliamo di questo.
Per "essere utili" intendiamo dare un servizio all'umanità: io vivo e se il mio vivere produce "vita", evoluzione, benessere, amore, crescita, allora, anche se passo, servo, sono utile a qualcosa e a qualcuno.
Io vivo, ho dentro qualcosa di importante, dei talenti, una passione, dei doni, che è utile a questo mondo: lo rendo disponibile, lo offro, lo dono e il mio dono è utile e aiuta.
Allora c'è sapore, c'è gusto, anche di faticare, anche di lottare, anche di soffrire, perché ciò che sono serve e rende un servizio a qualcuno. Non a caso la parola sale in ebraico (melah; m-l-h) ha la stessa energia di pane (lehem; l-h-m): il sapore viene dall'essere dono (sale o pane) per qualcun altro.
Posted via Blogaway
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