domenica 27 luglio 2014
Il cercatore di perle*
Come un pescatore di perle, o anima mia, tuffati.
Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù, e cerca!
Forse non troverai nulla la prima volta.
Come un pescatore di perle, o anima mia,
senza stancarti, persisti e persisti ancora,
tuffati nel profondo, sempre più giù, e cerca!
Quelli che non sanno il segreto si burleranno di te,
e tu sarai rattristato, ma non perdere il coraggio,
pescatore di perle, o anima mia!
La perla di gran valore è proprio nascosta,
nascosta proprio in fondo.
È la tua fede che ti aiuterà a trovare il tesoro
ed è essa che permetterà che quello che era nascosto
sia infine rivelato.
Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù,
come un pescatore di perle, o anima mia.
E cerca, cerca senza stancarti.
domenica 20 luglio 2014
Non chiedere a Dio...
Non chiedere a Dio di darti le risposte ma di metterti dove ci sono.
Non chiedere a Dio di dirti la verità ma di metterti dove puoi trovarla.
Non chiedere a Dio di darti l'amore ma di metterti dove c'è.
Dio non ti porta in cima alle montagne: ti dà le montagne e le gambe. Una Domenica benedetta.
domenica 13 luglio 2014
Vivi le domande... attendi le risposte...
Cerca di amare le domande in sé.
Non cercare adesso le risposte che non ti possono
essere date perché non saresti capace di viverle.
Il punto è di vivere ogni cosa.
Vivi le domande ora.
Forse in futuro, gradualmente, senza farci caso,
un giorno lontano, ne vivrai le risposte.
domenica 6 luglio 2014
Lo stupore*
Se il medico del corpo fa gli esami del sangue per vedere se il corpo è sano, il medico dell'anima fa l'esame alla capacità di meravigliarsi, di stupirsi, di piangere e di commuoversi per vedere se è ancora sana e viva.
Lo stupore è fare l'esperienza che c'è un di più che ci supera.. e lasciare che ci entri dentro.
Non è il saperlo con la mente ma è il lasciarsi coinvolgere con il cuore. Il bambino vive di questo. Il bambino non sa che la mamma lo ama, lo sente. Il bambino guarda una foglia... le stelle o un gatto e ne vede un mistero dietro, si stupisce... gli sorride... gli vuole bene.
domenica 29 giugno 2014
Dire ed essere (la nostra paura)*
La vita non è ciò che si dice della vita,
ma ciò che si vive della vita.
Parlate come volete,
non potrete mai dire diverso da quel che siete.
La nostra paura più profonda
non è quella di non essere all’altezza.
La nostra paura più grande è di essere grandi e potenti.
Noi siamo potenti al di là di ogni limite.
E’ la nostra luce, più dell’oscurità che ci preoccupa di più.
Noi ci poniamo il problema: chi siamo noi per permetterci di essere raggianti, luminosi e pieni di talento?
E in effetti facciamo di tutto per non esserlo!
Noi ci respingiamo.
Viviamo restando piccoli per non rendere servizio al mondo.
L’illuminazione non è restare “ristretti”
per evitare di rendere insicuri gli altri.
Noi siamo nati per rendere manifesta
la gloria dell’Universo che è in noi.
Ciò non si trova soltanto in qualche eletto
ma in ciascuno di noi
E nella misura in cui noi lasceremo brillare la nostra luce, inconsciamente lasceremo anche agli altri il permesso di farlo!
Liberandoci delle nostre paure,
la nostra libertà libera automaticamente gli altri.
(Nelson Mandela)
domenica 22 giugno 2014
Ama il tuo nemico: te stesso*
“Ama il tuo nemico”.
Ho obbedito:
ho amato me stesso.
Chi non è compagno del proprio spirito
è nemico degli uomini.
Chi non è compagno del proprio spirito
è destinato a vivere nella solitudine.
E chi non vede in se stesso un amico
muore nella disperazione.
Poiché la vita
non viene all’uomo dal di fuori
ma sgorga dentro di lui.
Il mio più grande nemico sono io
quando vivo fingendo di non avere un cuore,
disinteressandomi della mia anima
e non ascoltando il mio spirito.
Il mio più grande amico sono ancora io
quando il mio corpo sposa il mio spirito.
Allora io divento ciò che sono: un uomo.
domenica 8 giugno 2014
Tu sei*
ma se il tuo cuore non crede a tutto questo…
Tu hai la vita dentro:
ma se inizi a ragionarci, a pensarci, a chiederti se
è più o meno degli altri, o se sarà vero tutto questo…
Tu hai la forza dentro di te:
ma se non ti fidi di te…
Il mondo è pieno di amore, e ti chiede di inspirarlo:
ma se il tuo cuore è rinchiuso dalla paura del coinvolgimento…
Il mondo è pieno di bellezza, negli occhi, nei volti, nella mani:
ma se il tuo cuore è chiuso nella cecità…
Il mondo è pieno di Dio, che passa, ti sorride e ti chiama:
ma se il tuo cuore è chiuso perché teme l’ignoto…
Il mondo è pieno di voci, colori, suoni e canti:
ma se il tuo cuore è occupato dalla voce dell’apparire,
del riuscire, del non s-figurare…
Il mondo è pieno di vita che cresce,
si espande, genera e matura:
ma se il tuo cuore vive nella morte, nella rigidità, nel dolore…
Il mondo è il grande grembo di Dio:
tutto parla di Lui; tutto canta a Lui; tutto rimanda a Lui;
siamo immersi in Lui, stiamo nascendo in Lui, stiamo andando verso Lui.
Ma se non hai cuore tutto questo ti rimarrà sconosciuto.
E immerso nell’oceano
continuerai a cercare l’acqua.
domenica 11 maggio 2014
Coraggio di vivere, coraggio di cambiare.
Ci vuole molto coraggio per entrare nella porta del tempo presente!
*
Un racconto: "Ma al sentirti parlare in questo modo si resta senza certezze, senza più niente a cui aggrapparsi", dissero i discepoli al maestro. Rispose il maestro: "Così disse l'uccello quando incominciò a volare".
*
"Tutto invecchia". O ti rinnovi o muori.
La gioventù non è un'età della vita, ma è una dimensione dell'animo.
Ci sono giovani già vecchi e ci sono vecchi sempre giovani.
Chi non si rinnova invecchia.
domenica 4 maggio 2014
Tu sei unico.
Dieci comandamenti 1. Ascolta le tue voci interne perché ti appartengono.
Cristo dice: "Io sono la tua forza, il tuo coraggio
e con me puoi vedere ogni cosa perché io ti proteggerò".
2. Distaccati dal tuo rigorismo, dai tuoi ideali troppo alti
e dal tuo autolesionismo.
"Lodati, non sottovalutarti,
di ciò che sei e di ciò che di grande possiedi".
3. Prendi coscienza della tua felicità, accettala e sii grato per questo". "Abbandona ciò che hai alle spalle e le tristezze della vita
e protenditi verso ciò che ti sta dinanzi:
tu puoi essere felice".
4. Affidati alla tua voce interiore.
"Trasformati nell'immagine di te che io porto in me".
5. Segui la tua chiamata.
"C'è qualcosa che devi fare e che è solo tuo.
O lo fai tu o non lo fa nessun altro".
6. Conosci ed esprimi la vita che è in te.
"Il bambino che sta in te vuol vivere".
7. Segui i tuoi sogni anche quando non ti senti perfetto.
"Entra nella scena della tua vita con le scarpe slacciate
e non farti paralizzare dalla tue paure".
8. Vivi l'attimo presente.
"Anch'io voglio essere dove sei tu".
9. Dì "sì" a te stesso.
"La mia immagine è riflessa sul tuo volto.
Sono io a darti il volto che hai".
10. Vivi la tua creatività.
"Tu sei unico".
Mi hai riconosciuto?
Con trepidazione fin dal mattino, mentre lavora nella sua botteguccia, egli lancia sguardi verso la finestra.
Gli capita di accorgersi della fatica e del freddo del vecchio spalatore di neve e lo invita a prendere un tè e a scaldarsi un po’ vicino alla sua stufa. E della fame di un’anziana, che ugualmente fa entrare e a cui offre una parte del suo pranzo. E della miseria di una giovane mamma con in braccio la sua piccina, che ugualmente ricevono premurosa assistenza dal ciabattino.
Ma intanto le brevi ore di luce di quella vigilia di Natale passano e cala il buio, senza che Gesù sia venuto. Immalinconito persuaso che quel sogno non era veritiero, il calzolaio si corica.
Ma nel sogno ecco ancora il Signore: “Mio Signore, vi ho atteso con trepidazione tutto il giorno, perché non siete venuto a trovarmi?”, chiede il calzolaio.
“Davvero non mi hai riconosciuto?”. Per tre volte ti ho fatto visita. E per tre volte tu mi hai accolto con grande amore!”.
Vedere Dio in ogni cosa.
Qualunque cosa ti succeda, non arrabbiarti, ma chiediti: "Qual è il senso per me?". "Che cosa mi apporta di nuovo nella mia vita? Che cosa mi fa capire? Che cosa devo imparare?".
Dio c'è sempre. Può darsi che a volte "non lo vediamo", in ogni caso Lui c'è. Se Dio è sempre presente nel nostro cammino, allora in ogni situazione Lui ci comunica qualcosa.
Se trovo la ragione, il motivo per me di questo fatto, allora lo posso accettare. Ogni situazione è accettabile se ha un senso. E niente è accettabile se è senza senso.
Isaac Newton, il grande fisico, era sotto un albero quando una mela gli cadde in testa. Uno avrebbe potuto dire: "Ahi, che botta! Proprio in testa doveva cadermi?". E invece lui da un fatto insignificante ebbe l'intuizione per cui i pianeti girano attorno al sole (la mela cade sempre verso il centro della terra; i pianeti per una medesima forza girano attorno al sole).
La fede è questa: vedere Dio in ogni cosa per cui tutto ci parla di Lui.
domenica 27 aprile 2014
Tu sei: ma se...
ma se il tuo cuore non crede a tutto questo…
Tu hai la vita dentro:
ma se inizi a ragionarci, a pensarci, a chiederti se
è più o meno degli altri, o se sarà vero tutto questo…
Tu hai la forza dentro di te:
ma se non ti fidi di te…
Il mondo è pieno di amore, e ti chiede di inspirarlo:
ma se il tuo cuore è rinchiuso dalla paura del coinvolgimento…
Il mondo è pieno di bellezza, negli occhi, nei volti, nella mani:
ma se il tuo cuore è chiuso nella cecità…
Il mondo è pieno di Dio, che passa, ti sorride e ti chiama:
ma se il tuo cuore è chiuso perché teme l’ignoto…
Il mondo è pieno di voci, colori, suoni e canti:
ma se il tuo cuore è occupato dalla voce dell’apparire,
del riuscire, del non s-figurare…
Il mondo è pieno di vita che cresce,
si espande, genera e matura:
ma se il tuo cuore vive nella morte, nella rigidità, nel dolore…
Il mondo è il grande grembo di Dio:
tutto parla di Lui; tutto canta a Lui; tutto rimanda a Lui;
siamo immersi in Lui, stiamo nascendo in Lui, stiamo andando verso Lui.
Ma se non hai cuore tutto questo ti rimarrà sconosciuto.
E immerso nell’oceano
continuerai a cercare l’acqua.
domenica 20 aprile 2014
Risorgi... ricomincia... vivi...
Butta via… liberati… vola… prendi il largo… vai… perdona…
Scegli la vita… su… avanti… osa… in piedi… cammina… vivi…
Pasqua*
1. L'uovo è il segno della nascita per eccellenza: c'è qualcosa dentro che sta nascendo, che non si vede, ma c'è.
2. L'uovo, inoltre, indica da una parte lo scudo, la resistenza, la fatica, la corazza, che bisogna forare, bucare perché nasca qualcosa di vitale, di nuovo.
3. Dall'altra parte indica il tempo (la cova) necessario perché qualcosa di nuovo nasca: ogni gravidanza ha bisogno del suo tempo; ogni nascita non si può improvvisare, accelerare, ha bisogno di un tempo di gestazione. Ci vuole il tempo che ci vuole.
Pasqua significa rinascere.
Oggi ho visto Dio.
Era sera e il sole come una palla di fuoco rosso scendeva nella calda Palestina.
Il primo era un razionale: "E' tutto un inganno,
è tutta una produzione della mente, ci siamo creati tutto noi.
In realtà non c'è niente da vedere".
Il secondo era una iena, pieno di rabbia:
"Quell'angelo maledetto, mi aveva promesso che l'Avrei visto!".
Il terzo era un rassegnato: "Dio non si può vedere.
Dio nessuno lo ha mai visto, perché dovrei vederlo io?".
Il quarto era un ossessivo:
"Sto guardando tutti i volti per vederlo, ma non l'ho ancora visto.
Ma lo troverò, dovessi trovarlo fra cent'anni, lo troverò!".
Il quinto di ritorno dal lavoro, si sedette lungo la strada e guardò con meraviglia e stupore la discesa del sole, l'intensità dei colori;
si lasciò riempire dal silenzio e dai lievi rumori attorno; sentì che quel sole c'era fuori e c'era dentro di lui; si sentì terribilmente felice, immerso nel creato e al centro dell'universo e disse:
"E' vero, oggi ho visto Dio".
domenica 13 aprile 2014
scopri chi sei...
Lo scopo di una candela è consumarsi fino in fondo del tutto.
Lo scopo della vita è spendersi fino in fondo.
Scopri chi sei... e poi brucia e consumati.
L'amore è più forte.
Un sorriso.
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.
M.Gandhi
domenica 23 febbraio 2014
Pensiero della Settimana
Tu sei il tuo peggior nemico.
Come puoi amare gli altri se non ami neppure ciò che c'è in te?
Tu sei il tuo migliore amico.
Se ami ciò che c'è in te, credo, potrai amare anche ciò che c'è fuori di te.
Schiavitù.
La schiavitù è fuori, ma nessuno ci può far schiavo dentro, almeno che noi non lo vogliamo.
Ama i tuoi nemici.
Ma cosa succede se fai così? Cosa succede al tuo cuore se reagisci al male con il male? Se il tuo nemico è malvagio e ti ha fatto del male, se tu gli fai del male cosa diventerai? Diventerai come lui, un malvagio. Allora non sarai né più né meno di lui. Allora abdicherai all'amore per la rabbia, per l'odio, per il risentimento. E facendo così avvelenerai il tuo cuore.
1. Il nostro cuore è come una spugna: assorbe ciò che vive. Quando tu vuoi (o fai) il male ai tuoi nemici allora il tuo cuore diventa così. Se fai il male diventi tu male. E se fai il bene diventi tu bene.
2. Inoltre se fai il male perché lui ti ha fatto del male, lui vince due volte. La prima perché ti ha ferito, fatto del male, la seconda perché ti ha fatto diventare come lui.
Se io non voglio più vedere una persona, non solo non voglio più vederla (non la saluto, non la guardo in faccia, se la vedo ad un incontro faccio finta di niente, ecc.) ma imparo la "capacità di escludere". Quindi quando ci sarà qualcosa di me che non mi piace, che non voglio vedere, farò la stessa cosa. Quello che fai agli altri ti ritorna indietro!
Se tu tratti gli altri con aggressività, "saltando via", urlando, con toni forti e decisi, imponendo sempre il tuo parere e zittendo gli altri, non solo ferisci gli altri (e non ci si può certo giustificare dicendo: "Io quello che ho da dire lo dico in faccia", perché è solo un modo per legalizzare l'aggressività contro gli altri!) ma impari anche la capacità di aggredire. Bene: quando tu sbaglierai, come reagirai? Con amore? Con accoglienza? Con tenerezza? No, agirai su di te alla stessa maniera, colpevolizzandoti, "dandoti addosso", vergognandoti, non sopportando ciò che sei, facendoti schifo. E' la stessa cosa! Come vedi, quello che fai agli altri ti ritorna indietro.
Se tu impari ad ascoltare gli altri, ad ascoltare il loro punto di vista e così a vedere la realtà da altri punti di vista, quindi ad imparare che ci sono molte sfaccettature delle cose e che gli altri hanno la loro ragione, che non è la tua, ma che va bene anche la loro, non solo li ascolti (e l'ascolto è una forma di amore) ma impari anche la capacità di ascoltare te. E quando sentirai qualcosa dentro di te, non entrerai subito in giudizio: "No... non si può... non devo... non bisogna... zitto!" ma imparerai ad ascoltare la tua voce, a capirla, a darle una mano, a sentire le sue ragioni e i suoi bisogni.
Come vedi, quello che fai agli altri ti ritorna indietro. Nel bene e nel male. Perché ciò che fai a me lo fai a te.
domenica 16 febbraio 2014
Sì sì, no, no.
Quante volte la gente dice: "Io? Io no!", e invece sì, è stata proprio lei. A volte si giustifica dicendo: "Ma io l'ho detto perché l'ho sentito da qualcun altro" oppure: "Io non volevo dire"; oppure: "Sì, ma...".
Avete fatto una cosa... detto: siate uomini e donne vere: "Sì, sono stato io"; "No, non sono stato io". Se dici una cosa, prenditi le responsabilità di quello che dici o fai. Gli uomini di oggi sono senza la parola: possono dire una cosa e negarla un attimo dopo.
Un ragazzo ha fatto scoppiare a metà ora (con un congegno artificioso!) un grosso petardo in classe, con relativo terrore della professoressa di latino, ed è stato sospeso. Alla domanda: "Chi è stato?", nessuno ha detto niente. In realtà erano stati 4-5 a progettare lo scherzo. Al ripetere della domanda - se non avesse alzato la mano l'avrebbe passata liscia - lui ha alzato la mano autoaccusandosi. Il preside l'ha sospeso: "Ho dovuto farlo. Come studente, ti rimprovero; ma come uomo ti stimo".
Condannava l'azione ma stimava il coraggio delle azioni di questo ragazzo. Il tuo parlare sia come "sì, sì", "no, no".
Pensiero della Settimana.
Imparo dal passato e non faccio ciò che in passato è stato male.
Cambiando le regole del passato che fanno male,
io vivo il presente e aiuto il futuro a vivere meglio il suo presente.
Quando una cosa s'ha da fare, s'ha da fare. E' inutile dirsi: "E' difficile!... Ma ci sto male!... Ma devo cambiare!... Ma mi giudicheranno!... Ma perderò degli amici!...". E' come andare dal dentista o farsi un'operazione o fare un esame: lo si vorrebbe evitare ma bisogna passare di là. Allora: siccome per vivere, per realizzarsi, per volare, per essere se stessi, bisogna farlo, lo si fa. Punto e basta.
domenica 9 febbraio 2014
Alcuni non sanno.
Alcuni uomini non sanno quant'è importante che essi ci siano.
Alcuni uomini non sanno quanto faccia bene, anche solo vederli.
Alcuni uomini non sanno quanto sia di conforto il loro benevolo sorriso.
Alcuni uomini non sanno quanto sia benefica la loro vicinanza.
Alcuni uomini non sanno quanto saremmo più poveri senza di loro.
Alcuni uomini non sanno di essere un dono del cielo...
... Lo saprebbero se noi glielo dicessimo.
In un giardino c'era una enorme quercia, maestosa, grande e protettiva verso tutte le piante. Quando il vento soffiava la quercia aveva imparato a far vibrare le sue foglie così da produrre armonie e suoni. C'era anche una piccola pianta: un piccolo stelo con poche foglie e soprattutto tante spine. La quercia umiliava il piccolo stelo dicendogli: "Io proteggo tante piante, sono casa per gli uccelli e per gli animali, compongo bellissime armonie grazie al vento. Tu sei uno stecco, per di più anche spinoso che non serve a niente". Il piccolo stelo si sentiva veramente inutile e ci soffriva molto. Lì vicino c'era anche un pesco che sorridendo diceva al piccolo stelo: "Abbi pazienza e vedrai...". La cosa continuò finché a maggio il piccolo stelo fiorì... e tutto il giardino scoppio in un lungo, sincero, caloroso applauso: era una rosa.
Fai vedere il valore e la bellezza di ciascuno dietro le sue spine.
Pensiero della Settimana
Un giovane chiese ad un santo eremita: "Dimmi la via più veloce per arrivare a Dio!".
Sorridendo, l'eremita rispose: "Mangia uno di quei funghi".
Il giovane, sorpreso, esclamò: "Ma sono velenosi!".
"Appunto!", disse l'eremita.
Non ci sono scorciatoie per arrivare a Dio.
Ci vuole tutta la vita, tutto il desiderio, tutta la passione che abbiamo.
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Il sapore della vita.
1. Il sapore viene dal sentire.
Una bella giornata di sole... il vento che ti scompiglia i capelli... la neve sulle cime dei monti... un gatto che gioca... il sorriso di un tuo collega... due persone che ridono insieme... due innamorati che si abbracciano e si baciano... un uomo che piange in chiesa... un vecchietto a mano con la moglie che fanno la spesa... un papà che prende in braccio suo figlio... un uomo che lotta contro l'ingiustizia... un uomo che dona il suo tempo ai malati di cancro... capisci una cosa su di te e sulla tua vita, come un'illuminazione... una chiesa piena prega e medita insieme: che vibrazione produce tutto questo dentro di te? Cosa senti? Senti? Quanto senti? Tutto questo è vita, cibo per l'anima se lo gusti e lo senti, se lo percepisci, se lo assapori.
Ma cosa succede se gusti, senti, poco? Cosa succede se hai perso il senso del gusto? L'anosmia è la perdita del gusto e dell'odorato: non senti più niente. A volte noi siamo così!
Abbiamo vissuto delle sofferenze, dei dolori forti, forse dei traumi e abbiamo trovato la soluzione per non esserne distrutti o per non soffrire più: non sentire più niente. Così ci siamo desensibilizzati e anestetizzati. E' stata una buona soluzione per quel tempo, è che adesso non sentiamo più niente: né la gioia, né l'amore, né la vitalità, né la compassione; nulla ci commuove più, nulla ci intenerisce.
2. Il sapore viene dal sentirsi utili.
La grande domanda che tutti ci facciamo a volte in realtà non ce la facciamo perché la risposta potrebbe non piacerci è: "Ma a che serve la mia vita?".
Alcune persone vivono "servendo" i figli (nel senso di essere di utilità ai figli. Far crescere una vita ci fa sentire utili, importanti, qualcuno; è una gran cosa). E' che poi i figli crescono e poiché i genitori hanno ancora bisogno di essere utili continuano ad impicciarsi negli affari dei figli. E si arrabbiano se questi li escludono dalla loro vita. Altre persone si sentono utili al lavoro; poi quando sono "scaricati" vivono un autentico fallimento. Altre persone hanno così bisogno di sentirsi "utili" che se una volta non le chiami o non le avverti di qualcosa, si risentono e si arrabbiano perché si sentono messe in disparte, e a volte pure fanno le offese! C'è un sentirsi utili che è il nostro bisogno di essere considerati, di essere visti, di esserci per qualcuno, altrimenti siamo nessuno e ci sentiamo soli. Qui però non parliamo di questo.
Per "essere utili" intendiamo dare un servizio all'umanità: io vivo e se il mio vivere produce "vita", evoluzione, benessere, amore, crescita, allora, anche se passo, servo, sono utile a qualcosa e a qualcuno.
Io vivo, ho dentro qualcosa di importante, dei talenti, una passione, dei doni, che è utile a questo mondo: lo rendo disponibile, lo offro, lo dono e il mio dono è utile e aiuta.
Allora c'è sapore, c'è gusto, anche di faticare, anche di lottare, anche di soffrire, perché ciò che sono serve e rende un servizio a qualcuno. Non a caso la parola sale in ebraico (melah; m-l-h) ha la stessa energia di pane (lehem; l-h-m): il sapore viene dall'essere dono (sale o pane) per qualcun altro.
Il sapore viene dal sentirsi utili.
La grande domanda che tutti ci facciamo a volte in realtà non ce la facciamo perché la risposta potrebbe non piacerci è: "Ma a che serve la mia vita?".
Alcune persone vivono "servendo" i figli (nel senso di essere di utilità ai figli. Far crescere una vita ci fa sentire utili, importanti, qualcuno; è una gran cosa). E' che poi i figli crescono e poiché i genitori hanno ancora bisogno di essere utili continuano ad impicciarsi negli affari dei figli. E si arrabbiano se questi li escludono dalla loro vita. Altre persone si sentono utili al lavoro; poi quando sono "scaricati" vivono un autentico fallimento. Altre persone hanno così bisogno di sentirsi "utili" che se una volta non le chiami o non le avverti di qualcosa, si risentono e si arrabbiano perché si sentono messe in disparte, e a volte pure fanno le offese! C'è un sentirsi utili che è il nostro bisogno di essere considerati, di essere visti, di esserci per qualcuno, altrimenti siamo nessuno e ci sentiamo soli. Qui però non parliamo di questo.
Per "essere utili" intendiamo dare un servizio all'umanità: io vivo e se il mio vivere produce "vita", evoluzione, benessere, amore, crescita, allora, anche se passo, servo, sono utile a qualcosa e a qualcuno.
Io vivo, ho dentro qualcosa di importante, dei talenti, una passione, dei doni, che è utile a questo mondo: lo rendo disponibile, lo offro, lo dono e il mio dono è utile e aiuta.
Allora c'è sapore, c'è gusto, anche di faticare, anche di lottare, anche di soffrire, perché ciò che sono serve e rende un servizio a qualcuno. Non a caso la parola sale in ebraico (melah; m-l-h) ha la stessa energia di pane (lehem; l-h-m): il sapore viene dall'essere dono (sale o pane) per qualcun altro.
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domenica 2 febbraio 2014
L'abitudine è una prigione.
L’abitudine è una sicurezza: sai una cosa, la conosci, la fai e sai di essere capace di farla così e questo ti dà sicurezza. Perché cambiare? L’abitudine, in fin dei conti, ci semplifica la vita. Ma quando l’abitudine diventa senza senso, allora è inutile. Non è più un’abitudine diventa una prigione.
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Tu dici..
Tu dici: "Nessuno mi vuole" ma la verità è: "Tu vuoi essere trattato come un principe!".
Tu dici: "Mi sento solo" ma la verità è: "Sei permaloso e troppo suscettibile: per forza rimani da solo!".
Tu dici: "Non riesco a perdonare", ma la verità è: "Sei orgoglioso e non accetti di essere stato ferito".
Tu dici: "Ho paura", ma la verità è: "Non voglio che qualcuno mi critichi e non voglio deludere nessuno, soprattutto i miei cari".
Tu dici: "E' difficile", ma la verità è: "Ho paura di perdere le poche certezze che ho".
Tu dici: "Sono depresso", ma la verità è: "Ho paura di mostrare la mia rabbia".
Tu dici: "Sono sempre in ansia", ma la verità è: "Ho paura di vedere cosa c'è dentro".
Un bambino chiede al papà: "Papà, che cos'è la verità?". "La verità è come la luce: quando l'accendi ti fa vedere quello che c'è". "Che bello papà!". "Sì, ma non sempre vedi ciò che vorresti vedere".
Un uomo sentì bussare al suo cuore: "Chi è?". "Sono la Verità e vorrei parlarti". "Ma va là, la verità parla sempre in silenzio!". E così non l'ascoltò.
Un uomo che aveva una figlia brutta la diede in sposa ad uno cieco. Un giorno un dottore disse: "C'è una facile operazione che permetterà a suo genero di vederci". "No, meglio di no!". "Ma perché? Potrà tornare a vedere!". "Le conseguenze, dottore, sarebbero troppo pericolose". La verità è pericolosa.
Pensiero della Settimana
Chi non riconosce i propri errori, li ripeterà.
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La paura dell'uomo.
“Con la bocca dei bambini affermi la tua potenza”
Corpo d’amore - A. Merini
“Per consolare gli uomini Gesù è venuto sulla terra, come emanazione di Dio. Aveva capito che l’uomo, capolavoro divino, era così limitato, così spoglio e così nudo che aveva bisogno di una conferma.
L’uomo aveva paura del freddo, della fame, del silenzio, dell’odio dei propri simili. L’uomo aveva paura dei suoi cambiamenti l’uomo aveva paura persino dell’amore”.
Posted via Blogaway
domenica 26 gennaio 2014
La Fede è andare.
Dio mi chiama (chiamata) e io sono chiamato a rispondere (respondeo: la responsabilità!). C'è una chiamata (vocatus, vocazione), qualcosa che mi tocca, che mi interpella, che mi dice al mio cuore: "Tu; vieni!" e c'è una risposta (responsabilità) che è sempre una pazzia per le logiche comuni, ma è la Vita per chi segue il Signore.
La fede è andare. C'è qualcosa che mi "tocca" e che mi sollecita, e fede è coinvolgersi, mettersi in gioco e scendere: "Ci sono io! Vado io! Eccomi! Non posso far finta di niente! Non posso tirarmi indietro! Non posso vivere e sottrarmi alle mie responsabilità! Devo andare!". Dire di "no", è già una risposta, tanto quanto dire di "sì".
Le persone a volte dicono: "Ma qual è la mia chiamata? Ma cosa devo fare io nella vita?". E' una domanda da porsi certo, ma a volte è un modo per sfuggire dal coinvolgersi. Si aspetta la grande chiamata e si fugge dalle piccole chiamate di ogni giorno. Coinvolgiti nella scuola, nel lavoro, nell'ingiustizia, nel territorio: "Puoi stare zitto di fronte a ciò che vedi? Puoi dire: "Non mi riguarda?"; puoi tirarti indietro? Puoi far finta di non sapere, di non aver visto?".
M. Buber: "Si diceva che alle porte di una città c'era un mendicante che sapeva chi era il Messia. Così un rabbino, appena sentita la notizia, si mise subito in viaggio, desideroso di sapere chi fosse. Quando arrivò alla città, effettivamente trovò alle porte della città un uomo che mendicava. "Mi hanno detto che tu sai chi è il Messia. E' vero?". "Sì, è vero?". "Ti prego, allora, dimmelo. Chi è il Messia?". "Tu!".
Vieni e Seguimi.
devi scacciare la paura di camminare senza compagnia. (La libertà)
Non arrivo da nessuna parte
perché ho paura di camminare da solo. (Il pellegrino)
Evita di guardare a te stesso
ed eviterai con successo la realtà. (il deserto)
Affronta la realtà: quando è bella vivila perché passerà;
quando è brutta vivila lo stesso perché passerà. (La vita)
Attaccati ad ogni cosa e soffrirai per ogni cosa;
non attaccarti a niente e non soffrirai per niente. (La sofferenza)
Se il tuo Dio viene in tuo soccorso e ti tira fuori dai guai
è ora che cominci a cercare il vero Dio. (Dio)
Avendo chiuso gli occhi diciamo che è invisibile. (La Bibbia)
Limitati a guardare... e un giorno vedrai. (la luce)
Nulla è cambiato tranne il mio atteggiamento;
così tutto è cambiato. (L'illuminazione)
Per ritrovare subito la pace del tuo cuore
pensa a cosa rimarrà di te fra mille anni. (La pace)
Ogni volta che muori ricordati che stai nascendo. (Convertiti)
Smetti di pensare dove ti chiama quando ti dice:"Seguimi". (Il dono)
Ricordo con emozione i giorno in cui combattevo il Suo amore:
invano perché l'amore è irresistibile. (La chiamata)
La felicità si trova solo nel dirgli:
"Sì, dovunque tu vuoi vengo". (Vieni e seguimi)
domenica 12 gennaio 2014
Non lasciarti scappare la vita.
Il primo: "Cosa non farei per averla, per conoscerla. Ma se mi faccio avanti, chissà cosa potrebbe pensare! Manco la conosco. Penserà che sono un poco di buono e che ci provo con tutte". E lasciò stare anche se gli rimase sempre il rammarico di cosa sarebbe potuto succedere.
Il secondo: "Se solo fossi bello! Se avessi qualche carta da giocarmi! Se vado lì cosa le dico? E se magari ha già un altro? E poi, io posso ambire ad una donna così? E se poi mi dice di no?". Così per non rischiare se "la mise via" perché, si giustificò, "non erano donne per lui quelle".
Il terzo non vide l'ora di tornare a casa. Prese la sua chitarra e compose canzoni stupende piene di emozione, di amore e di desiderio che lei però non sentì mai.
Il quarto andò a casa, telefonò agli amici e raccontò a tutti di aver visto la donna più bella del mondo e che nessuno di loro mai avrebbe potuto capire quanto
E il quinto? Il quinto si alzò dal tavolo, le si avvicinò e chiese di sedersi vicino. La donna gli disse di sì e quella sera rimasero insieme, ma anche quella successiva e anche quella successiva ancora e per tutte le sere della vita.
Pensiero della Settimana
Non lasciarti scappare chi ti fa stare bene.
Non sono tante le persone ad esserne in grado!
























