E’ importante vivere, ma ogni tanto bisogna fermarsi e chiedersi: “Ma io sono davvero felice? La vitalità scorre in me? O sono morto? O vivo per compiacere gli altri? O vivo una vita che non è mia?”. Certo scoprire di essere insoddisfatti non è bello, anzi fa proprio male, ma non si può fare niente se ci si mente e ci si fa andare bene quello che non ci va bene. Accontentarsi, in questo caso, vuol dire accettare la tristezza di una vita che non ci piace ma che preferiamo tenerci per paura di cambiare, di metterci in gioco, di rischiare.
E’ importante pregare ma ogni tanto bisogna chiedersi: “Ma la mia preghiera cos’è? E’ un automatismo di parole? E’ la lista della spesa, il pozzo dei desideri irrealizzati? E’ la richiesta di ciò che io non riesco a fare? E ancora: da dove nasce la mia preghiera? Dal cuore? Dalla mia paura? Dalla paura di Dio (che mi punisca, che non mi voglia, che mi mandi all’inferno) o dall’amore per Dio (come gli innamorati che si devono vedere, sentire, baciare e toccare)?
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