lunedì 6 gennaio 2014

il viaggio dentro di sé.

Il Bambino c’è per tutti. Tutti hanno qualcosa di sacro e di divino da far nascere. Il Bambino Divino è ciò che io posso essere nella mia massima espressione, è il diventare l’essere regale che sono, è il vivere la Vita, la Luce che c’è in me, è diventare l’albero a partire dal seme che sono. Il Bambino è lì: c’è in te, c’è in me, c’è in ogni uomo. Lui ti aspetta. 
Le persone dicono: “Che ci sto a fare a questo mondo?”. Non lo so, ma so che c’è un motivo. Le persone dicono: “Tu sì che sei stato fortunato! Io non ho avuto certe fortune!”. Non è vero: certo le situazioni di vita a volte sono diverse e a volte molto diverse, ma tutti abbiamo il Bambino dentro di noi. Da questo punto di vista siamo tutti fortunati e tutti alla pari. Dio è in tutti; Dio è dentro di te quanto lo è dentro di me, senza nessuna differenza. 

Il contro? Ci sono varie controindicazioni (che sono anche però delle indicazioni).
1. Guardarsi dentro. I magi erano maghi, erano coloro che consultavano le stelle. Erano astrologi. Gli astrologi guardavano le stelle del cielo. Era la psicologia del tempo. Guardare fuori era a quel tempo il modo per guardarsi dentro. 
Per arrivare al Bambino bisogna guardarsi dentro e scrutare i propri cieli e le proprie stelle. Non c’è altra possibilità! Ma che succede quando un uomo fa questo? Cosa succede quando si inizia la ricerca dentro di sé? 
Perché molte persone farebbero di tutto pur di non guardarsi dentro? Perché quando ti guardi dentro scopri che non sei come pensavi di essere, che ciò che chiamavi amore non è affatto amore, anzi; scopri dolori, pianti e grida che non vorresti né sentire né affrontare; scopri che la realtà non è quella che tu vedi perché c’è tutto un mondo che tu non vuoi vedere e che ti nascondi e che tieni in qualche armadio ben chiuso a chiave, c’è tutto un mondo nascosto, lunare, sotterraneo. E che si fa? E’ più facile dire parole religiose, preghiere, rosari, fare pellegrinaggi, ma mettersi a nudo e guardarsi per ciò che si è… questo è difficile. Ma non si può fare il viaggio verso Dio se non si fa il viaggio verso di sé. 
Tu dici: “Io la amo”, ma non è vero. Tu la vuoi per te, tu la possiedi. Tu sei geloso e hai paura di perderla.
Tu dici: “Io non faccio niente di male”, ma non è vero. E’ che tu neppure scavi dentro di te. Non vedi niente perché non hai il coraggio di tirare su la coperta e di vedere cosa c’è sotto.
Tu dici: “Io voglio bene alle persone”, ma non è vero. E’ che hai paura di rimanere da solo; vuoi bene solo se gli altri pensano e fanno come te; il tuo “bene” è “paura di stare da solo”. 
Tu dici: “Io mi conosco”. Ah sì, e perché allora sei così nervoso? Perché sei così aggressivo? Perché non sei mai soddisfatto? Perché mi chiedi sempre l’approvazione? Perché non sai fare silenzio?


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