sabato 26 maggio 2012

Parliamo lingue nuove


Avete mai udito i nostri discorsi? Di cosa parla la gente? Del tempo, di ciò che ha fatto il vicino, il collega, il capoufficio, dell’ultimo fatto e poi chiacchiere, insinuazioni, discorsi già stampati, nulla di personale, nulla che abbia un anima. La gente, poiché parla, crede di comunicare, di esprimersi. Ma ci sono migliaia di linguaggi! La parola è un linguaggio che la società ci ha insegnato per comodità: pensate che difficile sarebbe rapportarsi senza di essa. Ma non è il linguaggio più importante; anzi nell’evoluzione è un derivato dal grido, dal canto! 
Il linguaggio del silenzio: è la lingua dove tu ti fermi, ti ascolti, entri in comunicazione con te per ascoltarti e con gli altri per poterli ascoltare. Se non ce l’hai (il silenzio) non sai neppure comunicare, ma ti parli solo addosso. Se ascoltassimo di più noi stessi e le nostre esigenze ci ammaleremo di meno. Se ascoltassimo di più nel silenzio i nostri figli sarebbero più felici. Se usassimo di più il silenzio potremmo capire chi siamo. E invece spesso parliamo sempre e di continuo proprio perché abbiamo paura del linguaggio del silenzio. Il silenzio (dentro e fuori) è la condizione imprescindibile per accogliere la parola, la Sua Parola e ogni parola. Perché se non c’è, se c’è qualcun altro che parla non si può ascoltare! 
Il linguaggio degli occhi: è il linguaggio dell’anima, è il linguaggio dell’incontro delle anime. E’ il linguaggio con cui le persone si guardano dentro, si svestono, si spogliano, si mettono nudi uno di fronte all’altro. I nostri figli noi “li guardiamo” e intendiamo che li controlliamo e osserviamo se vengono su bene. Ma perché non li guardiamo negli occhi? Se li guardessimo potremmo vedere se sono felici o no. Se ci guardessimo negli occhi potremmo incontrarci. Non ci guardiamo negli occhi perché abbiamo paura di cosa l’altro vedrà dentro di noi, perché vogliamo mascherarci, perché vogliamo nasconderci. Ma se ci guardessimo negli occhi, senza fretta, con calma, con tutto il tempo che ci serve, potremmo vivere l’intimità. 
Il linguaggio del corpo: l’abbracciarci, l’accarezzarci, l’entrare in contatto (senza possedere o prendere) con la realtà del corpo dell’altro. Il corpo non mente. Perché non accarezziamo i nostri figli? Perché non sostiamo nel contatto con loro? Temiamo il risvegliarsi di impulsi sessuali? Temiamo ciò che proviamo? Se ci coccolassimo di più potremmo sentirci più amati. Perché i grandi non si coccolano? Perché gli adulti non hanno bisogno di “smancerie”? Non ne hanno bisogno? O non è che questo ci fa sentire bisognosi, vulnerabili, e noi non lo vogliamo? Perché siamo così attenti alle parole e non osserviamo mai, ad es., il corpo o le espressioni del viso (metacomunicazione) che dice molto di più di tutte le nostre parole? Se osservassimo il nostro corpo (postura, tono di voce, movimenti, gesti impercettibili, ecc) finché parliamo scopriremmo molte cose di noi, anche se a volte alcune non piacevoli. 
Il linguaggio del cuore: dirsi cosa si ha dentro, manifestare le proprie emozioni, non vergognarsi di nulla anche di quello che non è edificante. Perché non ci raccontiamo cosa desideriamo? Cosa ci fa paura? Cosa ci attrae e cosa ci preoccupa? Se parlassimo il linguaggio del cuore ci potremmo sentire umani. Perché la gente ti racconta di tutto ma non parla mai di sé? 
Il linguaggio dello stupore: perché non ci commuoviamo? Perché non piangiamo di gioia? Perché non ci lasciamo andare all’entusiasmo? Perché non ci concediamo di essere pieni di felicità come i bambini? Perché ci vergogniamo così tanto di fare vedere le lacrime? Se parlassimo il linguaggio dello stupore impareremmo ad accettarci ed accoglierci per quello che siamo, così come siamo. 
Ti piace pane e nutella. Bene! Ne mangi oggi, domani e dopo domani. Ma se mangi pane e nutella sempre e solo quello, sai cosa ti accadrà? Che ti ripugnerà; che crederai che mangiare sia una noia, un dovere, uno sforzo. Ma ci sono mille cibi! Ci sono mille linguaggi. Scopri altri sapori e scoprirai quanto sia grande la “cucina della vita”. Scoprirai che la vita è un pranzo davvero saporito e ricco. Ma se mangi sempre “parole” ne avrai solamente nausea.
 
(Don Marco Pedron)

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