Un amico mi ha raccontato un episodio.
Si trovava in una tribù africana e dovevano tagliare un particolare albero della foresta.
Allora gli dissero di portare con sé del riso e del vino di palma.
“Perché?”, chiese lui.
“Perché dobbiamo fare un sacrificio all’albero. Gli togliamo la vita, dobbiamo pregarlo di perdonarci e gli diremo tutti i motivi per i quali lo tagliamo”.
Quando giunsero sul luogo si inginocchiarono, parlarono all’albero, gli dissero i motivi per cui lo tagliavano e gli versarono come ringraziamento il riso e il vino di palma.
Poi con grande rispetto lo tagliarono.
A noi tutto ciò sembra profondamente stupido: solo perché non capiamo.
Uomini così non distruggeranno mai il pianeta, né le grandi foreste, né inquineranno mai le acque che ci dissetano e che danno vita.
Mi risulta difficile pensare che uomini così, che chiedono perdono per un albero tagliato, potrebbero uccidere un essere umano.
Tutto ciò che ci circonda vive.
Si può distruggere solo ciò che è morto. Se il fiume non vive allora lo si può inquinare.
Se la foresta non vive, se è solo una cosa, se non ha una vita in sé, allora si può distruggere, cancellare, eliminare.
Ma ciò che oggi si fa con la foresta, domani lo faremo con l’acqua e dopodomani con l’uomo.
*Tutto ciò che vive è sacro.
Tutto ciò che vive merita il mio amore e il mio rispetto.

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