Più sali in alto e più sarà tremendo il tonfo. E arriverà!
Io, a volte, vorrei essere come quel pranzo: perfetto. Vorrei che tutto fosse a posto nella mia vita, che tutto fosse in ordine, che tutto fosse “prestigioso”, che tutto fosse “ricco”. Vorrei non vedermi zoppicare: perché dico agli altri, ma a volte io stesso non faccio ciò che dico loro. Vorrei non vedermi cieco: che non mi accorgo dei miei limiti, delle mie paure, fragilità, che tiro dritto e faccio finta che tutto sia ok. Vorrei non vedermi povero: cioè bisognoso di attenzioni, di amore, di ricevere, di imparare; povero di fiducia, di energia, di vitalità. Mi piacerebbe, come vorrei!, essere sempre al massimo, efficiente, perfetto. E invece ogni volta che vado al pranzo della domenica, alla festa dell’eucarestia, devo invitare anche tutto ciò che è imperfetto, piccolo, storpio, zoppo, disabile in me, perché anche lui ha diritto di esserci, anche se non è come io lo vorrei, anche se non è come i miei criteri, anche se non è come io pretendo. Perché tutto ciò che vive ha il diritto di vivere.
Le mie parti forti, perfette mi ricambiano già. Il fatto di sapere di essere intelligente, simpatico, affascinante è già un ricambio ai miei occhi e a quelli degli altri. Ma amarmi è accogliere ciò che in me è debole e che magari non è particolarmente apprezzato né dagli altri né da me, ma che è mio. Ciò che è imperfetto, fragile, vulnerabile lo devo amare non perché ha da ricambiarmi, non perché è un punto di forza, ma solo perché è mio, perché mi appartiene. Questo è l’amore: amare ciò da cui non hai un ritorno. Vivi così e sarai felice. Chi vive così, vive “e sarai beato perché non hanno da ricambiarti”.
Si impara dagli animali, dai fiori, dal vento. Chi vuole imparare, chi ha occhi, impara da tutto. E chi non vuol imparare non impara da niente. La vita è la mia più grande maestra, se voglio imparare. Si impara dagli uomini da quello che dicono, da quello che fanno, da come si comportano, da come gesticolano, dai loro occhi, dalle loro espressioni, dal loro modo di camminare. Guardando le persone si capiscono un’infinità di cose. Basta guardare.
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