domenica 1 settembre 2013

Realtà.

“Ho incontrato un serpente. Ho chiuso gli occhi per non vederlo. Mi ha morso lo stesso”.


Come vorrei, come sognerei che le cose fossero diverse. E invece no, sono così. Questo è il mondo, questa è la realtà. La realtà fa male, e certe volte tremendamente male. Perché la vita non è quella che noi vorremmo, quella che noi ci aspetteremo, quella che noi sogniamo, quella che noi abbiamo in testa o che fantastichiamo. La vita è questa. Allora guardo la realtà e guardo al materiale che ho davanti e mi dico: io sono questo. Cosa posso realisticamente vivere, costruire, realizzare? E poi guardo al mondo che mi è attorno e mi chiedo: questo è il mondo, mi va di vivere in questo mondo? Mi va di amare e di impegnarmi in questo mondo? Questa nostra vita e questo nostro mondo è l’unico spazio del possibile, l’unico posto in cui stare. Stiamoci ora. Devo rinunciare ad un idealismo troppo alto, a molte pretese su di me, sugli altri e sul mondo, ad aspirazioni troppo infantili (cioè esagerate). Questo mondo non è perfetto, è questo. E l’unica possibilità che ho è di amare un mondo imperfetto e a volte molto crudele, ma è l’unico che esiste. Io stesso sono molto, ma proprio molto imperfetto, ma l’unica possibilità che ho è di prendermi così come sono e tentare di vivere, e di voler costruire qualcosa di significativo con la mia esistenza che è questa. Mi guardo attorno e mi dico: “Questo esiste, nient’altro che questo”. Questo è l’unico mondo da amare, in cui vivere, in cui lottare, in cui espandermi. Non ce n’è un altro di migliore o di diverso. C’è solo questo.

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