domenica 14 aprile 2013

Domenica 14 aprile 2013.

La gente si sente tranquilla perché "è come tutti", ma non si accorge di aver venduto l'unica cosa che possedeva: l'individualità, il proprio volto.

Fate questa domanda alle persone: "Perché vivi?". 
Alcuni non sapranno cosa dirvi e faranno silenzio. 
Altri vi diranno risposte a cui neppure loro credono. Qualcuno vi dirà: "Per i figli". E quando i figli crescono? Perché quando i figli crescono: o ci si attacca a loro come delle sanguisughe, ed è ovvio perché sono la ragione per cui viviamo e senza di loro non c'è ragione; oppure si ha finito di vivere. 
Poche persone possono dire di sé: vivo per realizzare il potenziale che Dio ha messo dentro di me; vivo e metto tutte le mie energie per fare questo mondo migliore e più vero di quello che è; vivo perché la gente possa essere se stessa; sono un terapeuta dell'anima: vivo per disseppellire l'anima dalle persone; vivo perché le persone possano credere che possono essere liberi; sono un balsamo per molti cuori sofferenti (Etty Hillesum); sono una matita nelle mani di Dio (Madre Teresa); voglio essere per gli uomini l'amore (Teresa di Lisieux). 
La gente non crede che si possa essere felici. Crede che "bisogna tirare avanti", che "bisogna accontentarsi", che "bisogna farsela andare bene", che "bisogna prendere quello che viene". Sentite quanta tristezza si nasconde dietro queste parole: rassegnazione, vuoto, sconforto.

Non si può risolvere il problema che non esiste: se non ammetti, accetti, di avere un problema non lo puoi risolvere. Quindi la prima cosa da fare è potersi dire: "Così non va!". E ci vuole coraggio per farlo. 
Ci illudiamo, fingiamo di stare bene: "Ho il lavoro, ho la casa, ho i figli, non mi manca niente" e ci attacchiamo all'illusione di stare bene. Così indossiamo la maschera del Mulino Bianco, della famiglia felice. Invece dentro tutti muoiono di solitudine, di insoddisfazione, di rabbia, di vuoto. 
Bisogna ammettere di essere ammalati per guarire, che io, e non gli altri, sono ammalato. 
Dio non ci cambia la vita come pensiamo noi. Ce la cambia, ma non come pensiamo noi. 
Noi pensiamo così: una mattina succederà un miracolo, un evento dal cielo, una cosa incredibile e la vita ci cambierà in un attimo all'improvviso. Vinceremo al Superenalotto e tutti i nostri problemi spariranno. Troveremo la frase magica o la soluzione che in un colpo solo ci risolverà tutti i nostri problemi.

L'illusione della gente è che ciò che ci riempie sia fuori (21,3). Ma ciò che riempie le nostre reti, ciò che ci fa cantare dalla gioia, ciò che ci fa sentire fratelli uniti e amati dallo stesso Dio, ciò che ci rende così vivi da tessere lodi e inni per la nostra vita, ciò che plasma l'energia enorme che abbiamo dentro, non è fuori ma dentro. 
Devi fare contatto con te; devi andare dentro di te; se vuoi che le reti (l'anima) siano piene devi stare con te e con il Dio che ti abita. Devi conoscerti, non devi scappare di fronte ai tuoi mostri, ma familiarizzare con loro, non devi nasconderti i tuoi istinti ma farteli amici, devi essere il padrone della foresta che è il tuo mondo interno e devi trovare il sacro tempio della Vita (Dio).

"Questa è vita! E' il Signore!". 
Poterlo "vedere" (non pensarlo), percepirlo, sentirlo, nei piccoli eventi di tutti i giorni: una risposta diversa che do, una cosa nuova che inizio, un "no" che finalmente riesco a dire, una paura che riesco ad ammettere, uno "scusa" che riesco a pronunciare, un lasciarmi andare alle emozioni, un'idea creativa e pazza a cui do spazio, un comportamento controcorrente, un incontro che non mi aspettavo, un tramonto o una passeggiata che mi riempiono, uno sguardo o un sorriso di mio figlio, una complicità con mia moglie, ecc, e poter dire: "E' il Signore!". 
La gente cerca Dio nelle visioni, nelle apparizioni, perché non "lo vede" nella propria vita. Per questo lo cerca fuori. Ma Dio, se appare, ti incontra nella chiesa della tua anima. A volte tutto questo cercare di fare esperienze religiose è più segno di mancanza di fede che del contrario. 
Dio c'è se lo vedi. Altrimenti è un'idea che hai in testa: forse sì, forse no. Se lo "vedi" non c'è più alcun dubbio. Se "non lo vedi" credi a qualcosa che non conosci.

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