domenica 21 aprile 2013

Udire e Ascoltare.


La maggior parte delle persone scambia l’udire con l’ascoltare. Udire è percepire un suono: è fisiologico. Posso udirti ma non per questo ascoltarti. Ascoltare, invece, è poter sentire quanto, ciò che odo, provoca in me e attorno a me. Ascoltare è porre attenzione, è un atto consapevole.
A livello fisiologico l’orecchio è il responsabile dell’orientamento spaziale e della coordinazione dei movimenti di una persona. L’orecchio è l’organo dell’equilibrio, del verticalizzarsi. (Quando poniamo attenzione per percepire un suono il nostro corpo si erge, si drizza. Per tendere l’orecchio il corpo si verticalizza!). L’ascolto determina e amplia il nostro sistema nervoso. Tutti quelli che sono nervosi e isterici hanno bisogno di ascoltarsi e di far silenzio!.
L’auricologia sa che nell’orecchio c’è tutto l’uomo (come negli occhi o nel piede).
Il bambino nel grembo materno ascolta, sente: se non ha ricevuto le vibrazione affettive necessarie (esperimenti di Tomatis), attraverso il contatto, il tono della voce e la vibrazione psichica materna, rischia di restare per il resto della vita un mutilato psichico.
Come uno ascolta così parlerà. Come uno ascolta così camminerà, canterà ed agirà. Da come tu parli, ma ancor di più da come tu ascolti io capirò chi sei. Mio nonno diceva: (chissà come avrà fatto ad arrivare a tale consapevolezza?): “Non fidarti mai di chi non sa ascoltarti”.
Non si può diventare adulti, maturi, cresciuti, senza la capacità di ascoltare se stessi e l’altro. Da come ascoltiamo noi ci evolviamo. Quello che ascoltiamo ci costruisce. Perché il nostro orecchio è la conchiglia con la quale noi costruiamo il nostro interno.
Se la bocca ci fa crescere facendoci introdurre cibo, l’orecchio ci fa crescere facendoci introdurre l’ascolto. E’ l’organo che ci fa imparare perché introduce dall’esterno ciò che non c’è in noi.
Abbiamo due orecchie e una bocca perché dovremmo ascoltare molto di più e parlare molto di meno. Abbiamo due orecchie e una bocca perché abbiamo bisogno almeno del doppio di cibo dell’anima (dell’orecchio) rispetto al cibo del fisico (bocca). Se vuoi imparare, non hai alternativa: ascolta!. Non è un caso, allora, se si dice che la fede nasce dall’ascolto: dall’ascolto non dall’aver udito tante parole religiose!
Una delle espressione più usate nella Bibbia è: “Hanno orecchi per udire, ma non odono” (Ez 12,2).
Ogni giorno udiamo milioni di suoni ma quanto ascoltiamo?
Alcuni santi si sono convertiti di fronte ad una parola ascoltata. Alcuni di noi, invece, hanno letto la Bibbia intera più volte e il vangelo migliaia di volte ma non è successo niente. Perché? Udire è percepire un suono; ascoltare è farlo ri-suonare in noi, che vibri le corde della nostra anima.
Nella realtà quasi nessuno ascolta nessun altro. Se la madre ascoltasse suo figlio potrebbe non solo sentire il suo pianto ma avvertire che dietro c’è il bisogno di affetto, di presenza, di stare insieme e non solo capricci. Se il padre ascoltasse sua figlia potrebbe percepire che quando gli dice: “Papà stai con me”, gli sta dicendo: “Papà stai con me perché ho bisogno del tuo amore”. Se mi ascoltassi di più potrei scoprire che io sono un villaggio di voci e di personaggi tutti da conoscere che vivono nella scena della mia anima. Se mi ascoltassi di più potrei cercare meno in giro risposte per la mia vita e iniziare a trovarle in me. Chiaramente è molto comodo trovare qualcuno che dia la risposta alla mia domanda: non costa niente! Ma la sua risposta viene da lui mentre la domanda è mia. Vuoi una cosa: cercala. Se ascoltassi di più potrei non udire solo le parole degli altri ma entrare in contatto con il loro animo. Se ascoltassi di più potrei percepire che il silenzio parla. Se ascoltassi di più potrei accorgermi che la realtà non è come quella che ho in testa io ma quella che è realmente, che ho davanti.
Se mi ascoltassi di più non condurrei una vita così assurda. Gli uomini conducono una vita assurda (ab-surdus) perché non si ascoltano, perché non sentono più le esigenze dell’anima, i richiami del profondo, i richiami perfino delle esigenze fondamentali: sono sordi! E se uno è sordo tutto è possibile!
Se sapessi ascoltare sentirei la profondità e la forza del vangelo; sentirei l’energia e la potenza vulcanica di queste parole.
E invece noi udiamo tutto: voci che entrano e che escono, ma non si fermano, non creano vibrazioni, non si sedimentano. Siamo chiusi.
Quando siamo stati battezzati, il sacerdote ha fatto un gesto: ci ha toccato le orecchie e le labbra (rito dell’Effatà, Apriti). Sta a dire: “Ti auguro e fa’ in modo che le tue orecchie siano sempre aperte perché tutte le mie parole non ti serviranno a niente se saranno tappate”. “Perché -chiesero al maestro- di fronte alla tua parola alcuni cambiano vita e altri neppure sono toccati?”. “Dipende dalle orecchie!”. Orecchio, ozen, vuol dire apertura. L’orecchio è aperto?
Se non c’è l’ascolto siamo come Pietro che colpisce con una spada l’orecchio del servo del sommo sacerdote e gliela recide (Gv 18,10-11; Lc 22,50-51). Se non ascoltiamo e se non ci ascoltiamo, se non comprendiamo gli eventi, se non abbiamo l’intelligenza spirituale della situazione allora “tranciamo” giudizi affrettati su avvenimenti e persone di cui non vediamo il senso profondo, parliamo a sproposito e giudichiamo (che vuol dire proprio separare, tagliare): è il vaniloquio, il parlare per niente, solo perché si ha una bocca ma non un’anima.
Chi non ascolta giudica e giudicherà. E più un uomo giudica e più certamente non è capace di ascolto, di ascoltarti e di ascoltarsi

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