Quando il Risorto appare mostra agli apostoli le mani e il costato feriti.
In ogni eucaristia io mostro le mie mani ferite. Con le mani lavoro e faccio. Le mie mani ferite sono il dolore e la sofferenza che vivo mentre lavoro, mentre faccio il mio dovere e vengo umiliato o rappresentano la consapevolezza di non far bene il mio lavoro. Le mani ferite sono le mani che si aggrappano a me, che non mi lasciano libero, che pretendono da me, che mi inchiodano ad ogni minimo sbaglio, che mi trattengono e che mi feriscono. Sono quelle situazioni e quei ruoli dove la gente, ma anche io stesso, si aspettano un sacco da noi.
Dal dottore, dal prete, dal sindaco, dalla mamma, da chi è buono ci si aspetta un sacco di cose, a volte troppo.
Le mani sono ancora gli schiaffi che prendo. Qualcuno mi percuote, mi prende in giro, dice male di me, mi beffeggia, ride di me e di ciò che faccio, mi umilia in pubblico.
Le mani sono ferite quando qualcuno che amavo ritira la sua mano, non mi appoggia più, mi toglie il suo sostegno o il suo amore, mi tradisce. Le mani ferite sono quando io so di aver vissuto male, di aver anch’io ferito e umiliato, quando in certi giorni mi vergogno di ciò che sono, allora io ho bisogno di un amore che mi risani e che mi ridia dignità.
In ogni eucaristia Gesù ci mostra le sue mani perché anch’io possa mostrargli le mie mani.
Perché se gli mostro le mie mani ferite potrò, come Lui, sperimentare la forza risanante dell’amore.
Molte persone si tengono dentro le ferite. Soffrono e non lo dicono a nessuno; non lasciano trasparire niente. Allora il dolore marcisce, diventa cancrena e porta alla morte.
Se una ferita non viene curata, medicata, allora infetta tutto l’organismo. Le mani di molte persone, le loro vite, sono piene di dolore, di rabbia, di lacrime e di umiliazioni. Ma temono di aprirle e mostrarle, si vergognano, dicono “c’è chi sta peggio”, “non è poi così grave!”. Allora non può avvenire nessuna guarigione, niente può trasformarsi, niente può essere risanato. Perché chi non si accorge di essere malato, come fa a guarire? Non si può vivere senza essere feriti. Ma si può vivere guarendo.
In ogni eucaristia io vengo qui a portare le mie mani ferite. E faccio un gesto così piccolo e così grande. Con le mie mani ferite vado dal sacerdote e le apro, le stendo perché lui mi metta, deponga, il Corpo di Cristo; perché, cioè, Iddio si prenda cura di tutte le mie ferite e le risani. Io gli mostro le mie ferite e lui viene con il suo amore. Nel mio dolore, il suo amore. Perché lì dove c’era rifiuto ci sia accettazione. Dove c’era paura ci sia fiducia. Dove c’era esclusione ci sia accoglienza.

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